Architettura

 

Dal punto di vista architettonico, i normanni importano il loro modo di costruire e di concepire un castello: si costruisce in pietra locale (quindi qui in granito) e non in mattone (come invece costruivano soprattutto i romani e i bizantini) e si adotta il modello del castello normanno, organizzato  intorno al don­jon, un grande torrione rettangolare di oltre 10 m di larghezza che costituisce di per sé la fortezza (1). L'edificio fu costruito subito in pietra a differenza di altri castelli della Calabria, come le motte di Scribla e S. Marco Argentano, che ospitarono prima una torre di legno, sostituita sul finire dell' XI da una in pietra.

Il torrione  comprendeva un pianterreno chiuso, forse un magazzino per la conservazione delle derrate alimentari,  un primo piano destinato al ricevimento degli ospiti e alle assemblee, una sala privata al secondo, ed infine una terrazza merlata. Il donjon ci dà un'immagine molto suggestiva della cittadella fortificata normanna che, quale simbolo della presenza del potere feudale, al contempo protegge e sorveglia la città che si sviluppa ai suoi piedi. I documenti scritti confermano che i primi castella calabresi erano delle turres o delle domus defensabiles la costruzione delle quali era stretto compito del conte o del duca. Nel corso del XII secolo viene costruito il primo vero e proprio muro di cinta a protezione del torrione e realizzata la prima via di fuga (2). Si tratta di un corridoio a cielo aperto che corre parallelo al muro di cinta e che presenta un entrata a chicane per meglio poter fermare il passaggio di eventuali nemici, dopo l'entrata, una ripida scala scavata nel granito immette in un tunnel che portava lontano dal castello.

Agli inizi del secolo XIII, sotto Federico II, in un momento di gravi disordini politici, il torrione normanno viene rinforzato e viene allargato il perimetro di pertinenza del castello con un nuovo muro di cinta, che in sostanza ricalca quello attuale, e rinforzato con una torre poligonale (3). Viene inoltre costruita un’aula rettangolare (4), il Palazzo, dotato di bagni i n cui era possibile bagnarsi con acqua calda e fredda. A questo scopo l'imperatore fa costruire due grandi cisterne per la conservazione dell'acqua piovana, una collocata al piano terra del torrione normanno e una tra il torrione e il palazzo (5). Con l’avvento degli Angioini, la cinta muraria viene ancora modificata, con l’aggiunta di una torre circolare a protezione dell’entrata al castello (6).

Gli ultimi ad apportare modifiche importanti al castello sono i Borgia, che edificano un grande palazzo sulle macerie di quello federiciano. Dotato di grandi finestroni rettangolari che affacciano sui prospetti sud ed ovest, l’edificio non fu però mai terminato (7).

 

LA NECROPOLI  DI VI-VII SEC. D.C. (8) – foto 17-24

Nel 2008 gli scavi archeologici hanno permesso di rintracciare una necropoli di epoca tardoantica, al di sotto del castello normanno (seconda metà XI sec.). La sua estensione non è definibile, ma attualmente consta di 22 tombe di adulti e subadulti (in maggioranza), orientate con il capo ad ovest e gli arti inferiori a est, le tombe recano ricchi corredi (orecchini in  oro, pettini in avorio, brocchette in ceramica) che fanno ipotizzare un'estrazione sociale elevata degli inumati. Sono stati inoltre ritrovati i resti del banchetto funebre che, a partire dall'VIII secolo sarà proibito dalla Chiesa perchè troppo legato al rito pagano di tradizione greco-romana.

Si tratta della testimonianza archeologica più antica dell'occupazione del colle di Squillace.